Pubblicato da: silvestlo su: 2 Settembre 2009
Nei giorni scorsi, in risposta a qualche articolo apparso sui giornali sulla questione dell’eredità di Gianni Agnelli, il giovane John Elkan ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:
<< Sono indignato per le strumentalizzazioni e le manipolazioni, la violenza delle parole e le falsità su mio nonno Gianni Agnelli >>.
Voglio essere clemente con il povero John, che sicuramente si trova in mezzo a qualcosa più grande di lui, che non sa bene come gestire. Anche fosse che qualche giornale ha fatto accuse campate in aria, rimane comunque il fatto che questa affermazione la poteva benissimo risparmiare. Non è un segreto che l’Avvocato, pur notoriamente apprezzato dall’opinione pubblica, non era certo un santo. Per anni ha curato più gli interessi propri che quelli dell’azienda che dirigeva, facendo pagare debiti enormi agli italiani ed incassando gli utili, quando c’erano, per trasferirli poi nei più disparati paradisi fiscali. Lo stato ha sempre sorretto l’incapacità, l’incompetenza e il pressapochismo imprenditorale degli Agnelli, attraverso la generosità politico istituzionale della cassa integrazione sostenuta dal popolo italiano. Rimane il fatto che se sono state commesse violazioni verranno accertate nelle sedi competenti, ma non si può pretendere che queste vicende non finiscano sulla stampa. Bisogna anche che il giovane rampollo di casa Agnelli capisca che chi ha messo i soldi che hanno permesso (più volte) di salvare l’azienda di cui ora ha le redini gradirebbero sapere se è stato fatto fesso due volte (aggiungendo l’evasione fiscale al ripianamento dei debiti). Quando si parla della Fiat poi gli esempi si sprecano:
Quindi personalmente fossi nel povero John prima di preoccuparmi di quel che scrivono i giornali, di cui la sua famiglia si è sempre servita quando le difficoltà e le crisi economiche ne suggerivano l’utilizzo e lo sfruttamento, riserverei la mia indignazione per le vicende interne della famiglia che si stanno rivelando non meno torbide di quelle che riguardano la Fiat.
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