Patch Adams: Un sorriso cura tutti i mali

Fonte: Buonenotizie.it

Patch Adams, noto medico statunitense, padre della comico-terapia, è a Milano per raccontare il suo impegno di medico clown per la cura dei bambini negli ospedali del mondo. 

La storia di Patch Adams – divenuto famoso grazie al noto film nel quale il suo ruolo viene interpretato da un brillante Robin Williams – comincia in un ospedale psichiatrico, dove Patch, ancora adolescente, viene ricoverato dopo aver tentato il suicidio, per un grave problema di depressione. In ospedale aiuta il suo compagno di stanza a superare un forte malessere, ricorrendo a un gioco divertente. Improvvisamente capisce di avere un dono, quello di poter aiutare chi soffre creando un contatto speciale e profondo, attraverso l’allegria e la complicità. Decide allora di studiare medicina, laureandosi nel 1973.

Conseguita la laurea, Patch inizia a dedicarsi pienamente alla cura dei malati, concretizzando il suo ideale di una medicina che sia, prima di tutto, un atto d’amore: è così che decide di trasformare la casa dove vive in una clinica aperta a chi soffre. Insieme a un gruppo di volontari riesce, in dieci anni, a prestare cure gratuite a circa 15.000 malati e nel 1977 compra un terreno nel North Carolina, dove progetta di costruire una clinica vera e propria. Fonda quindi l’associazione Gesundheit Institute che in tedesco significa “istituto della salute”, per la raccolta di fondi finalizzata alla realizzazione di una clinica, che sia un luogo accogliente e gioioso, dove l’importanza non è la cura della patologia ma la cura del paziente, nella sua interezza di essere umano.

“Ho sempre pensato, sostiene Patch, che fosse strano e triste il fatto che le persone non abbiano alcun problema a comportarsi in modo rabbioso o burbero, ma che siano imbarazzate dal dover mostrare sentimenti positivi”. “Sappiamo tutti quanto sia importante l’amore, eppure, con quale frequenza viene provato o manifestato veramente? I mali che affliggono la maggior parte dei malati, come la sofferenza, la noia, paura o la solitudine non possono essere curati con una pillola”. Nel concetto di “umanizzazione della cura”, Patch Adams racchiude il cuore profondo della sua idea di medicina al servizio dell’uomo e della vita per un radicale rinnovamento sociale, che ponga fine alla violenza e all’ingiustizia del mondo.

Psicosi medico-atica

Ultimamente è scattata una specie di caccia al vaccino per salvare il popolo italiano da questa fantomatica influenza A. Per capire meglio di cosa si tratta ecco un estratto di un’articolo a riguardo ( clicca qui ) del ministero della salute:

<<Ad aprile, si sono registrati in Messico casi di infezione nell’uomo da nuovo virus influenzale di tipo A(H1N1), precedentemente identificato come influenza suina, mai rilevato prima nell’uomo. Il 24 aprile, l’Oms ha allertato i governi sui possibili rischi connessi alla diffusione di questa nuova influenza nell’uomo e al suo potenziale pandemico, alzando rapidamente il livello di attenzione per la preparazione e la risposta a una pandemia influenzale. L’11 giugno, l’Oms ha portato il livello a 6 su 6, dichiarando il periodo pandemico della nuova influenza, cioè l’aumentata e prolungata trasmissione del virus nella popolazione in numerosi Paesi del mondo, L’Oms ha sottolineato il carattere “moderato” di questa pandemia. Come precisato dal Vice Ministro Ferruccio Fazio il massimo livello di allerta per la nuova influenza “non è dovuto alla gravità clinica dei sintomi, ma alla grande diffusione geografica del virus. >>

In parole povere il pericolo di questo virus non è derivato tanto dalla gravità dei sintomi che manifesta, ma dalla sua capillare diffusione su ampia parte del globo. Concetto che non deve essere ben chiaro nelle menti dei giornalisti ( o pseudo tali ) italiani, che stanno presentando questo nuovo ceppo influenzale come una pericolosissima pandemia senza eguali. Tutto questo perchè quel che paga è la notizia, non l’informazione. E invece a me piacerebbe farla l’informazione, ecco alcuni dati:

  • I laboratori dell’Oms accreditati nel mondo indicano che il virus non si è modificato: << Non si rilevano segni che sia mutato in una forma più virulenta o letale. Ovunque nel mondo, inoltre, l’infezione continua a dare sintomi lievi. Sebbene – osserva l’Oms – possa causare sintomi molto severi o fatali anche nelle persone giovani e in buona salute, il numero complessivo di questi casi resta limitato. >>
  • Il tasso di mortalità si aggira attorno allo 0,9%, contro circa l’1% delle normali influenze stagionali (dati Organizzazione mondiale della sanità del 27-08-2009).

Ma a quanto pare questo non basta per impedire che venga diffusa su ogni mezzo di comunicazione la notizia che a Napoli un paziente affetto dal virus è ricoverato in ospedale in gravi condizioni, salvo poi scoprire dopo che era gia affetto da cardiopatia, diabete e successivamente è sopraggiunta pure un’insufficenza renale acuta. Ovviamente quando è morto i media non aspettavano altro, appostati da giorni come avvoltoi fuori dalla struttura sanitaria ad aspettare la “gioiosa” dipartita. Perchè quella morte fa notizia, poco importa che la restante totalità della popolazione italiana goda di ottima salute, quel che importa è il paziente morto per questo nuovo terribile virus che dobbiamo mitizzare per poter riempire di qualcosa le prime pagine dei giornali e i minuti di messa in onda del telegiornale. Lo capirebbe anche un bambino che una persona che ha tali e tante gravi patologie croniche poteva morire anche se avesse preso una frescata. Ma chi ci guadagna nel creare questa psicosi mediatica? Ovviamente le case farmaceutiche, che si stanno lisciando i baffi per il nuovo vaccino. L’unica tipologia di azienda che non conosce crisi, che si è sempre preoccupata più di creare medicinali per curare la gente, piuttosto che per guarirla. Si riduce tutto a puro business. Io non ci sto a partecipare a questo market della paura, a questo terrorismo mediatico. E’ accaduta la stessa cosa per aviaria e SARS, che ha causato meno di 800 vittime in tutto il mondo e bloccato intere economie per la psicosi di una pandemia. A me sembra che più che del virus dell’influenza dovremmo preoccuparci di non venir troppo…influenzati.

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