L’anno dopo a Fukushima

fonte: www.coopfirenze.it

(Odaka-Ku, Fukushima No-Go Zone – Foto di P. Mittica)

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Guelfi e ghibellini

<< I termini guelfi e ghibellini indicano le due fazioni che dal XII secolo sostennero, nel contesto del conflitto tra chiesa e impero e del movimento comunale, rispettivamente la casata di Baviera e Sassonia dei Welfen (pronuncia velfen, da cui la parola guelfo) e quella di Svevia degli Hohenstaufen, signori del castello di Waiblingen, (anticamente Wibeling, da cui la parola ghibellino), in lotta per la corona imperiale dopo la morte dell’imperatore Enrico V (1125), che non aveva eredi diretti.

All’interno delle città, la stessa dicotomia, superando il tradizionale significato di lotta politica tra papato e impero, si ripropose poi nella lotta tra le fazioni guelfa e ghibellina della popolazione, entrambe volte a esercitare dominio del comune. >>

La mia è volutamente una provocazione, ovviamente nessuno oggi parteggia più per nobili deceduti ormai da quasi un millennio, ma con questa similitudine voglio sottolineare un malcomune molto nostrano, e a quanto pare, diffusosi nei secoli: quello di spaccarci in fazioni. Trovo interessante fare questa riflessione proprio oggi, festa per i 150 anni della unità d’Italia, dopo mesi di litigi in parlamento, comuni che non riconoscono tale festività (da nord a sud), politici da noi eletti che mettono in discussione le stesse basi della nostra nazione, ecc…
Noi italiani abbiamo da sempre questa indole molto (fin troppo) campanilista, a dividerci, evitando un qualsiasi ragionevole confronto e chiudendoci in schieramenti ben distinti e contrapposti. Lo sottolinea persino Goffredo Mameli nel testo dell’inno:

<< Noi fummo da secoli calpesti, derisi, perché non siam popoli, perché siam divisi. >>

Abbiamo raggiunto l’unità nazionale molti secoli dopo rispetto ad altri stati europei, proprio perchè eravamo divisi internamente per via degli interessi personali dei numerosi signorotti, e questo ci ha reso sempre facile terra di conquista per le potenze straniere. Se oggi siamo qui a festeggiare, dobbiamo ringraziare quello sparuto gruppo di valorosi che in nome di un sogno ha combattuto, e in alcuni casi donato la propria vita, anche se il nostro percorso come popolo non è ancora finito, perchè volendo citare una frase attribuita a Massimo d’Azeglio:

<< Abbiamo fatto l’Italia, ora dobbiamo fare gli italiani >>

Ma oggi non è il momento della critica, ma della celebrazione, è proprio il 17 Marzo del 1861 che nasce la nostra nazione.

<< Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato; noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue: Articolo unico: Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi Successori il titolo di Re d’Italia. Ordiniamo che la presente, munita del Sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta degli atti del Governo, mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato. Da Torino addì 17 marzo 1861. >>

Sono le parole che si possono leggere nel documento della legge n. 4671 del Regno di Sardegna e valgono come proclamazione ufficiale del Regno d’Italia.


Dobbiamo solo imparare a volerli più bene: W L’ITALIA!!! W IL RE!!!

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